Tribunale condanna televisione giapponese

a cura di:

Archiviato in: in
31 Gennaio 2007

TOKYO: È arrivata lunedì la condanna del tribunale di Tokyo a carico della tivù pubblica NHK, per un episodio di censura avvenuto del 2001. La corte ha condannato l’emittente e due case di produzione ad essa legate, per avere alterato e censurato il contenuto di un documentario andato in onda nel 2001, riguardante le cosiddette comfort women, le schiave del sesso al seguito dell’esercito giapponese durante la seconda guerra mondiale. La revisione dei contenuti del servizio, sarebbe stata condizionata dalla pressione politica di uomini al governo. Uno di questi sarebbe l’attuale Primo Ministro Shinzo Abe, ma il tribunale non ne ha rilevato alcuna diretta responsabilità.

La storia ha inizio nel 2000, quando NHK girò un documentario su un "mock trial", un processo simulato che segue però le leggi in vigore, che aveva come oggetto le responsabilità del Giappone nella vicenda delle comfort women, organizzato in collaborazione con la ONG Violence Against Women in War (VAWW-Net Japan). Il "verdetto", emesso da una giuria di quattro giudici internazionali, senza avere alcun valore giuridico condannava tra gli altri anche l’Imperatore Hirohito, deceduto nel 1989, colpevole di avere permesso la riduzione in schiavitù di decine di migliaia di donne. La ONG intentò una prima causa contro NHK e le due case di produzione per avere cambiato i contenuti del documentario senza alcun preavviso. La causa fu vinta nel 2004, ma solo una casa di produzione venne condannata. VAWW ricorse in appello chiedendo la condanna di NHK. Nel 2005, i giudici vennero a conoscenza del fatto che i responsabili editoriali dell’emittente, avevano effettuato 4 minuti di tagli dopo avere incontrato alcuni uomini politici, tra cui Shinzo Abe, dopo le rivelazioni di un dipendente .

Il Premier si era difeso da ogni accusa, ammettendo solamente di avere espresso disappunto per i contenuti del documentario e di avere consigliato moderazione ed equità nella esposizione dei fatti, senza mai esercitare pressioni improprie. Ieri il tribunale ha dato condannato la tivù di Stato, infliggendole una pena amministrativa di circa 12.000 euro, ma il giudice ha affermato che non esistono prove di una diretta interferenza politica nella vicenda. NHK nega qualsiasi pressione da parte di organi politici ed è ricorsa immediatamente in appello.

Le vere vittime della vicenda sono però le schiave del sesso, circa 200.000 donne che hanno patito la prigionia e orrendi stupri negli anni dell’occupazione militare giapponese dell’Asia orientale. Il governo nipponico ha ammesso solo in tempi relativamente recenti la loro esistenza, ma rifiuta qualsiasi tipo di riparazione economica o morale. Esistono diverse correnti nazionaliste che ne hanno sminuito la portata e i libri di scuola non ne parlano a sufficienza. Il risultato di questo processo sembra essere un primo passo verso il raggiungimento della verità storica.

Riccardo Cristiani