Trionfo da Made in Italy a Tokyo: la moda italiana è di casa in Giappone

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11 Luglio 2007

TOKYO: La sala dedicata alla conferenza stampa al 12o piano della South Wing dell’Hotel Okura comincia di riempirsi di giornalisti quando mancano pochi minuti alle 11. I presenti, non meno di 50/60, sono praticamente tutti giapponesi e lavorano per diverse riviste di settore, e come per tutte le edizioni, sono stati personalmente invitati dall’ICE per promuovere la manifestazione.

La mostra, che si sviluppa su tre piani dell’Hotel, dove hanno trovato posto i produttori nostrani, ha portato in Giappone più di 90 aziende italiane del campo della moda, abbigliamento, pelletteria, calzature e accessori, quasi tutti già con esperienza del mercato nipponico, ma anche alcune nuove entrate.

La conferenza stampa inizia con i saluti e le presentazioni del vice-presidente della sezione di Tokyo dell’ICE, Paolo Quattrocchi, che dopo una breve introduzione lascia spazio alla presentazione delle tendenze di moda per l’anno prossimo, affidate ai due esperti presenti, la Dott.ssa Coggiola ed il Dott. Premoli, tutto naturalmente tradotto simultaneamente in giapponese per la platea.

Con l’aiuto di numerose slide, Patrizia Coggiola ha presentato la propria relazione su quanto riguarda le tendenze di abbigliamento, tessuti e pelle, mentre Aldo Premoli ha concentrato la propria attenzione sui trend delle calzature.

Tra le tendenze in atto presentate con dovizia di particolari dai due esperti, spiccano nelle relazioni degli elementi comuni che potremmo riassumere in alcuni punti.

Esemplare è ad esempio l’uso nello stesso oggetto di moda di materiali assolutamente naturali abbinato a materiali sintetici e tecnologici, o ancora un sempre più spiccato senso per la ricercatezza che va oltre la materia prima e che si focalizza sulla lavorazione a posteriori, andando a conferire al tessuto o alla pelle delle sembianze assolutamente particolari, che addirittura sembrano un’altra cosa finché non si prova a toccarle con mano. Un altro elemento che emerge da entrambi gli interventi, è l’affermarsi di uno stile, definito wild o etnico/tribale , che fonda la propria particolarità nell’uso di tessuti, accessori e disegni che si rifanno appunto ad uno stile che può apparire ora africano, ora sudamericano, nativo americano o asiatico, nel senso tradizionale dei termini.

Questa edizione di Moda Italia vede anche la nascita di due novità: oltre ad essere stata organizzata per la prima volta una conferenza stampa anche ad Osaka, c’è la presenza qui a Tokyo di una mini-mostra organizzata dal Dott. Premoli grazie alla collaborazione del Museo Internazionale della Calzatura "P. Bertolini" di Vigevano (PV), l’unico museo pubblico italiano dedicato alla storia della calzatura.

Presenti qui a Tokyo sono solamente sette modelli di scarpe italiane, la più vecchia risalente al 1946 e la più recente a metà anni ’70, ma che riescono davvero a stupire per il grado di modernità che esprimono, tanto che, secondo le parole dello stesso Premoli, potrebbero essere tranquillamente esposte oggi in una boutique di Parigi o di Milano. La più impressionante è forse proprio il modello del 1946, una proto-sneaker in pelle e cotone con suola vulcanizzata, in tutto e per tutto simile alle attuali calzature sportive che è possibile trovare in qualsiasi negozio.

Secondo i dati ICE forniti a tutti i presenti prima della conferenza stampa, l’Italia si trova quasi sempre al secondo posto, spesso al primo, per quanto riguarda le voci di importazioni tessili del Giappone, preceduta e distaccata di molto, nella maggior parte dei casi, dalla Cina.

C’è una differenza sostanziale però nei casi italiano e cinese, in quanto se il prodotto cinese viene importato in quanto economico e adatto al consumo di massa, quello italiano si differenzia per l’alta qualità e quindi l’alto costo al dettaglio.

Nonostante questo, l’Italia riesce a distaccare i suoi competitori europei ed asiatici nel volume delle importazioni: c’è infatti normalmente un notevole distacco tra l’Italia e il paese che la segue in graduatoria, dandoci conferma ancora una volta di quanto il Giappone ami ed ambisca al prodotto Made in Italy.

Gigi Boccasile