Turisti alla ricerca di Buddha

1 Febbraio 2007

NUOVA DELHI: Su Corriere Asia abbiamo parlato più volte e con particolare attenzione del turismo indiano, mescolando una discreta dose di interesse per un subcontinente che offre un "prodotto" turistico dalle enormi potenzialità a un interrogativo che domanda quali possano essere i motivi per cui tale "prodotto" turistico abbia dato risultati positivi ma non completamente appaganti.

Tra le diverse potenzialità del turismo indiano vi è sicuramente quella del turismo religioso. Ebbene sorprende scoprire che — come riportato qualche giorno fa da diversi importanti quotidiani indiani — l’India, che è anche la patria del Buddismo, non riesca ad attrarre che 300mila pellegrini l’anno, un numero che sebbene possa apparire consistente in termini assoluti, non può che deludere in termini relativi, sfigurando al pensiero che i buddisti sul Pianeta sono oltre 350 milioni, e che oltre il 90% di questi risiedono in Cina, Giappone, Thailandia, Vietnam e Myanmar, ovvero a due passi dal Paese.

I pellegrini buddisti in India hanno a che fare con infrastrutture povere, e per raggiungere le località di principale attrazione per la filosofia — religione buddista (Kushinagar, o Sravasti, ad esempio) impiegano oltre 10 ore di cammino, attraversando aree impervie, senza servizi, senza assistenza, con un altissimo grado di incertezza sull’esito di un viaggio che sempre più spesso ha le parvenze di una spedizione temeraria. L’assoluta mancanza di voli diretti di collegamento tra i più importanti centri buddisti indiani non fa che accrescere la desolazione di chi intende raggiungere in tempi ragionevoli i fondamentali poli del Buddismo in India.

E così si scopre che località dotate di significati rilevanti sono in realtà dei punti oscuri nelle rotte turistiche del Paese. Si possono citare degli esempi su tutti: Bodh Gaya è il luogo dove Buddha ricevette l’illuminazione (appunto il bodhi), dopo una profondissima meditazione e dopo esser stato tentato dal demone Mara. L’albero del bodhi, dove il Buddha fu illuminato, è tuttora visitabile, custodito nel retro di un tempio. Kushinagar è invece il luogo dove il Buddha morì raggiungendo il mahaparinirvana, e dove sono, tra l’altro, visitabili alcuni reperti costruiti subito dopo la cremazione. Ancora, Sankasya è il luogo dove si crede che Buddha scese dal cielo, Lumbini è il luogo di nascita, Kapilavastu ospita il palazzo del padre. Relativamente più semplice è giungere a Sarnath, principale centro di pellegrinaggio dove si narra che il Buddha tenne la sua prima predica (Sarnath è di fatti poco distante da Varanasi).

Fatte le debite eccezioni, giungere in queste località di culto equivale a stilare un tragitto difficilmente realizzabile in tempi brevi e senza sforzi. Proprio per questo la Federazione della Camera Indiana del Commercio e dell’Industria (FICCI) ha compilato un’agenda di cinque punti al fine ambizioso di migliorare del 400% i volumi degli arrivi dei pellegrini buddisti, e generare un ricavo di oltre 1 miliardo di dollari da questo circuito.

Roberto Rais