Turkmesistan: sale la preoccupazione nel panorama internazionale

6 Marzo 2006

PECHINO: Confinante con Kazakistan, Uzbekistan, Afghanistan e Iran, il Turkmenistan resta una delle ex Repubbliche sovietiche a creare sempre più preoccupazione nel panorama internazionale. Oscurato dalla guerra in Iraq, dal problema iraniano e dalla recente vittoria di Hamas, forse in pochi sanno che il Turkmenbashi (capo dei Turkmeni) Presidente Niyazov ha fatto approvare una legge che prevede tagli alle pensioni e che butterà la popolazione in uno stato di ancora più indigenza.

Storia. Annesso alla Russia zarista tra il 1865 e il 1885 il Turkmenistan, diventerà una delle Repubbliche Sovietiche nel 1924. Divenuto indipendente il 27 ottobre del 1991 all’indomani della dissoluzione dell’ex Unione Sovietica, da allora resta letteralmente comandato da Niyazov, che è sia capo del Governo che Presidente della Repubblica.

Una nuova legge_ varata all’indomani delle elezioni del 2003, che hanno ovviamente riconfermato la presidenza di Niyazov, ha nella sostanza annullato i poteri del Mejlis (il Parlamento turkmeno) a favore di quelli della Halk Maslahaty (il Consiglio del Popolo, una sorta di Corte Suprema). La Halk Maslahaty può ora legalmente sciogliere il Mejlis e il Presidente può ora partecipare in esso come il leader supremo, il Mejlis non può più emendare o modificare la costituzione, o annunciare referendum o elezioni. In questo modo il Turkmenbashi è sia Capo a Vita della Halk Maslahaty sia leader supremo del Mejlis.

Parte integrante di quello che viene definito il New Great Game, il Turkmenistan è un paese desertico (l’80% del territorio è occupato dal deserto del Kara Kum), ricco di riserve di gas, petrolio e solfuro. La pessima gestione economica sia durante il periodo sovietico sia negli ultimi quindici anni ha fatto si che il paese non riuscisse a sollevarsi dalla crisi. La contaminazione del suolo, l’inquinamento del Mar Caspio, la diversione delle acque del fiume Amu Darya per favorire la coltivazione del cotone, hanno provocato l’impossibilità di riciclo delle acque del lago d’Aral (il Turkmenistan insieme al vicino Uzbekistan hanno un’economia fondata sulla produzione esclusiva del cotone, e questo ha determinato continue dispute per l’utilizzo delle acque dell’Amu Darya).

Con privatizzazioni limitate, dal 1998 al 2005 il Turkmenistan ha sofferto una crisi nelle esportazioni soprattutto a causa della inadeguatezza delle strutture volte all’export di gas e petrolio. Nello stesso tempo tuttavia, a causa della congiuntura internazionale che ha visto i prezzi del petrolio arrivare a oltre i 60$ al barile, ha fatto in modo che le sue esportazioni tra il 2003 e il 2005 crescessero del 20% circa. Oltremodo nel 2005, Ashgabat ha cercato di innalzare il prezzo del gas e di petrolio ai suoi principali clienti (Federazione Russa e Ucraina), da 44$ per mille metri cubici a 66$ per mille metri cubici.

Con una popolazione di 4.952.081 (5 luglio 2005), oltre il 58 % di questa vive sotto la soglia di povertà. L’ultima legge sulle pensioni, che prevede che coloro che non abbiano lavorato nel paese stabilmente per almeno 20 anni per le donne, 25 per gli uomini, non riceveranno più la pensione, rappresenta un ulteriore problema per il paese. A coloro che abbiano lavorato per compagnie straniere o fuori dal territorio turkmeno verrà negato questo diritto. (informazioni possono essere trovate sui siti www.gunologor.org , organizzazione bandita dal paese, e su www.strana.ru agenzia di stampa russa). Il diritto alla pensione verrà negato anche ai kolkhoziani, poiché hanno la ‘terra’ come mezzo di sussistenza.

Quest’ultima misura legislativa adottata dal Turkmenbashi, motivata dal fatto che la tradizione turkmena vuole che siano ‘i figli a prendersi cura dei genitori anziani’ , si incanala in tutta una serie di misure economiche , dovute a problemi di bilancio, che punterebbero a cercare quei fondi volti al rifacimento degli ormai obsoleti impianti di raffinazione, progetti volti a costruire un fiume nella capitale e un lago artificiale nel Kara Kum. Ovvio che i soldi spesi per abbellire di marmi i palazzi di Ahsgabath non possano non avere inciso sul bilancio dello stato turkmeno.

Contando che non tutti i pensionati hanno dei figli, e che non tutti figli hanno un lavoro, la situazione per la popolazione non può definirsi delle più rosee. Nonostante proteste nel nord del paese ce ne siano state, è fuori luogo pensare che possano verificarsi al momento rivoluzione come si sono avute in Georgia o in Ucraina.

Nella partita per il controllo delle risorse energetiche che si gioca nell’area, una destabilizzazione del Turkmenistan è quello che nessuno vuole. Nella recente crisi creatasi tra Ucraina e Russia per il gas, il Turkmenistan di Nijzav ha avuto un ruolo determinante, anche se non in molti se ne sono accorti. Censura, mancanza di libertà di stampa, chiudono il paese in un territorio dove l’unico legame con l’esterno resta l’esportazione di gas.

Marianna Sacchini