Tutela della proprietà industriale in Cina: la parola agli esperti

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26 Novembre 2007

MILANO: Capita spesso di ascoltare imprenditori dell’era globale lamentarsi per i rischi connessi alla propria attività in Cina. Quante volte i media italiani (ed europei) hanno raccontato di note griffe nazionali riprodotte nel laboratorio tessile di Shanghai, o del macchinario ‘innovativo’ duplicato in uno stabilimento dello Zhejiang? "I cinesi copiano" è l’espressione più in voga. Una sorta di mantra, usato per mascherare errori prevedibili con un minimo di pianificazione e la giusta strategia, necessarie per tutelare la cosiddetta ‘proprietà industriale’. Ebbene si, anche la Cina dispone di codici, leggi e tribunali, con i quali è possibile difendere i propri interessi, e soprattutto tutelarsi, a patto di non pensare solo alla competitività, o alle promesse di un mercato irresistibile. Ci siamo avvicinati alla materia incontrando Mario Franzosi e Vincenzo Jandoli, avvocati dello studio legale Franzosi, Dal Negro, Pensato, Setti di Milano, esperti in tutela del diritto della proprietà industriale in Cina.

Emanuele Confortin: il vostro studio è uno dei primi in Italia ad essersi interessato di tutela legale in Cina. Quando avete iniziato e dove si trovano i vostri uffici?

Avvocato Vincenzo Jiandoli: sebbene la nostra attività in Cina sia iniziata in modo sistematico da pochi anni, l’avvocato Mario Franzosi è stato uno dei pionieri, con pubblicazioni sin dal 1978.

Avvocato Mario Franzosi: la nostra attività si svolge prevalentemente sull’asse Milano-Shanghai, dove sorge l’head office cinese, affiancato da altri due uffici satellite a Canton e Bejing (Pechino).

E.C.: disponete di uno staff italiano o vi appoggiate anche a collaboratori locali?

A.V.J.: negli uffici asiatici lavorano 60 persone, 55 delle quali operano a Shanghai, le rimanenti negli uffici satellite.

A.M.F.: ovviamente abbiamo un nostro rappresentante stabile, esperto di diritto cinese. Si tratta dell’avvocato Fabio Giacopello, incaricato di seguire le nostre pratiche in Cina e di curare il rapporto con la HFG Intellectual Property Consulting ltd, la partner cinese con la quale abbiamo sottoscritto una joint venture. All’avvocato Giacopello affianchiamo altri collaboratori italiani, che si alternano ogni 2 o 3 mesi. Siamo molto orgogliosi del lavoro svolto finora, pensi che recentemente abbiamo acquisito anche un cliente cinese che ha richiesto tutela nel suo Paese. Non si è rivolto alla nostra partner bensì a noi, a dimostrazione della crescente credibilità di cui godiamo.

E.C.: venendo al dunque, in Italia non si parla spesso di tutela legale in Cina, quasi fosse una realtà impalpabile. Esiste o no un sistema legale a disposizione degli investimenti stranieri?

A.V.J.: certo che si. È un sistema complesso e talvolta difficile, ma sta cambiando rapidamente quindi bisogna aggiornarsi di continuo.

E.C.: quali sono gli errori più comuni commessi dalle imprese europee nel Paese asiatico?

A.M.F.: molte società vanno in Cina per risparmiare sui costi di produzione e acquisire maggiore competitività, altre puntano ad un mercato dal potenziale inesauribile. In pochi però fanno attenzione alla strategia, con la quale potrebbero prevenire l’insorgere di contenziosi riguardanti la proprietà industriale.

E.C.: se non sbaglio uno dei problemi principali riguarda i marchi e la loro riproduzione?

A.M.F.: è vero, non capita di rado che dalle fabbriche cinesi escano prodotti contraffatti, per questo il primo passo è registrare il marchio presso l’ufficio marchi (TMO), con costi simili a quelli europei e tempi di 2 anni e mezzo circa. Questa è la prima raccomandazione che facciamo alle imprese, che in questo modo si muniscono di un’arma in più.

E.C.: e una volta registrato il marchio, in caso di contenzioso cosa succede?

A.V.J.: c’è la possibilità di muoversi in due direzioni: interpellare l’autorità amministrativa, oppure l’autorità giudiziaria. Per avere dei risultati efficaci in tempi rapidi è necessario avviare un procedimento amministrativo, che in sintesi porta al blocco della merce in 3 giorni o poco più, il tutto a costi ridotti. Ecco perché ogni anno l’autorità amministrativa prende in esame decine di migliaia di contenziosi. Nel caso di procedimento giudiziario i tempi si allungano di almeno 2 anni, e le spese procedurali crescono, ma in caso di vittoria della causa viene stabilito un risarcimento del danno. Queste procedure sono attuabili anche per il copyright.

E.C.: immagino le stesse considerazioni siano valide anche per i brevetti?

A.V.J.: non è esattamente così. Nel caso di invenzioni, modelli di utilità e design industriale, l’autorità amministrativa non ha particolari facoltà. È quindi necessario ricorrere al procedimento giudiziario, con le dovute considerazioni su tempi e costi.

E.C.: poco fa avete accennato alla necessità di attuare delle strategie. Possiamo riassumerle in breve, magari concentrandoci su marchi e brevetti?

A.V.J.: il primo passo credo sia chiaro, è la registrazione della proprietà industriale. Mentre la registrazione dei brevetti ha un tempo limite non superiore ai 12 mesi, per i marchi non sono previste scadenze. È importante non trascurare questi aspetti, importanti per chi intende produrre in Cina, fondamentali per quanti vogliono vendere. Il motivo è semplice: per i produttori esistono altri Paesi cui rivolgersi, mentre per gli esportatori non è possibile prescindere dal mercato cinese viste le sue potenzialità. Con queste semplici precauzioni si hanno già gli strumenti sufficienti ad agire in modo efficace, talvolta con il semplice invio di una lettera.

A.M.F.: un altro discorso è l’aspetto contrattuale. I cinesi sono diversi da noi, pensano e agiscono in modo diverso dal nostro, quindi è meglio evitare di prendersi dei rischi, magari stipulando accordi sulla parola. Soprattutto chi non ha esperienza in Cina, o quando si avvia un rapporto con un nuovo partner bisogna munirsi di un contratto chiaro, basato sui principi locali, quindi formulato da persone esperte. Se un contratto è scritto bene è una sicurezza e garanzia di tutela.

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Emanuele Confortin