Ue, dazi antidumping per Cina e Vietnam

30 Agosto 2006

BRUXELLES- L’esecutivo dell’Unione europea ha approvato la proposta presentata dal commissario al commercio Peter Mandelson per l’applicazione delle misure antidumping sulle calzature in pelle "made in China" e "made in Vietnam". Se anche da parte dei ministri degli esteri Ue dovesse arrivare il via libera al progetto, per cinque anni — a partire dal 7 ottobre, giorno in cui scadranno le misure provvisorie attualmente in vigore – verranno imposti dazi del 16,5 % sulle scarpe cinesi e del 10 % su quelle vietnamite. Il provvedimento è stato approvato nonostante le pressioni giunte da Pechino e l’opposizione, in nome del libero mercato, di ben undici nazioni comunitarie. Tra le motivazioni a sostegno del progetto, la convinzione che la vendita a basso costo delle scarpe di fabbricazione orientale sia un vantaggio per le tasche dei consumatori europei. Erano stati soprattutto i governi dei paesi scandinavi a protestare contro l’imposizione di limitazioni alle importazioni asiatiche nel settore calzaturificio, importazioni che stando ai dati forniti dalla Ue tra il 2004 e il 2005 sono cresciute del 450%. A favore delle restrizioni, e dunque in difesa degli interessi dei produttori "nazionali" di calzature, si erano invece schierati paesi come Francia, Spagna e la stessa Italia, che aveva addirittura auspicato l’adozione di misure più severe. Il braccio di ferro tra sostenitori del commercio senza vincoli e fautori del protezionismo continua dunque fino al mese prossimo, quando si saprà quale delle due "opposte fazioni" avrà avuto la meglio, almeno per i prossimi cinque anni.

Raffaella Serini