Un cecchino del Punjab proietta l’India nell’Olimpo dello sport.

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22 Agosto 2008

PECHINO: Ai Giochi Olimpici di Pechino l’India conquista la prima medaglia d’oro individuale della propria storia. Merito del sangue freddo di Abhinav Bindra, cecchino dalla mira infallibile che ha spezzato l’incantesimo sportivo con "un tiro perfetto". È in questo modo che i tabloid indiani hanno definito il 10.8 vincente, messo a segno dal 25enne del Punjab nella sua specialità: il tiro a segno con carabina ad aria compressa da 10 metri. Un successo inatteso, ottenuto con grande determinazione sul padrone di casa Zhu Qinan, dato dai bookmaker come favorito al gradino più alto del podio. Sebbene la partenza per Pechino dei 56 membri della delegazione sportiva indiana fosse stata snobbata dai media nazionali, l’oro di Bindra ha rapidamente smosso l’opinione pubblica, facendo esplodere la febbre olimpica anche in India, e cosa più sorprendete, mettendo in secondo piano gli dei del cricket. La sera dell’11 agosto, infatti, le emittenti televisive hanno improvvisamente interrotto la diretta di un incontro di Premier League (la Serie A indiana del cricket), per trasmettere la notizia del primo successo olimpico individuale. Fatto sorprendente per una nazione in cui lo sport nazionale gode di tale popolarità, da riuscire ad influenzare anche la scena politica.

Comunque sia, l’oro di Bindra ha innescato reazioni a catena, dando la sveglia a quanti non credevano che l’India potesse eccellere in attività sportive "diverse", e sollevando la questione della quasi totale mancanza di finanziamenti pubblici per le discipline che non concepiscono l’uso di palla e mazza (hockey su prato incluso, valso 8 ori olimpici per l’India, l’ultimo a Mosca 1980). Poi, nel più classico stile indiano è iniziato il rapido processo di deificazione del cecchino sikh, osannato come "eroe nazionale" e travolto in un inarrestabile uragano mediatico, passato dalla cronaca sportiva alle pagine di gossip con la velocità di un proiettile. Ecco che tra i sentieri di fango e lamiera degli slum, così come nei boulevard dello shopping di Delhi, Mumbai e Bangalore, echeggia il nome di Abhinav Bindra, il ragazzo che da solo ha saputo proiettare l’India nell’Olimpo dello sport. Impresa importante anche dal punto di vista economico, concretizzato in più di 630 mila euro di premi e riconoscimenti in danaro ricevuti al suo rientro in Patria, ovviamente esentasse in quanto il Tiro a Segno in India è ancora un’attività amatoriale, e Bindra un atleta non professionista. Rampollo di una influente famiglia di industriali del Punjab, con interessi che spaziano dall’agri-food alla farmaceutica, dall’energia all’allevamento del bestiame, quando è fuori dalle pedane internazionali il tiratore indiano gestisce l’azienda di videogiochi creata dalla società di famiglia. Un manager dell’IT insomma, specchio dell’India del futuro, spinta da stuoli di giovani motivati e agguerriti, sfornati a migliaia dalle più importanti università internazionali, e consapevoli della forza del proprio numero. Nel caso di Bindra aggiungiamoci pure una mira formidabile, già interpretata come "dono divino", che ha trasformato un gracile ragazzo sikh nello "scapolo più desiderato d’India".

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Emanuele Confortin