Un modello di collaborazione

19 Febbraio 2007

NUOVA DELHI: Se un indiano volesse percorrere a piedi il terreno che lo separa dal centro del Vecchio Continente potrebbe vedere due laghi che sono mari (il Mar Nero e il Mar Caspio), e attraversare una mezza dozzina di Paesi, dal Pakistan al Turkmenistan, dall’Afghanistan all’Iran. Eppure la distanza geografica che separa Roma da Mumbai (per gli appassionati delle statistiche, 6.200 chilometri circa in linea d’aria), o Delhi da Parigi (6.575 chilometri) è niente in confronto alla distanza culturale che rende tanto differenti la regione europea e quella del subcontinente.

Forse proprio per questa diversità, apparentemente così profonda, sempre più spesso si discute della creazione di ponti e collegamenti scientifici e tecnologici tra Europa e India, come se da questa unione potessero nascere risultati eccezionali. L’Europa (e i Paesi UE in essa) possiede un potenziale culturale e intellettuale ricchissimo — ha osservato la settimana scorsa il Presidente indiano A.P.J. Abdul Kalam — e una piattaforma di conoscenza condivisa con l’India potrebbe generare un mutuo vantaggio per entrambi.

Se ricchezza culturale e scientifica contraddistinguono l’Europa, ciò che dell’India pare colpire più di tutto gli esperti del Vecchio Continente è il fermento creato dall’avvento della tecnologia, l’incredibile crescita economica e lo spirito delle persone. I giovani scienziati — ha continuato Abdul Kalam — hanno idee e passione, e la gioventù indiana ed europea dovrà giocare un ruolo importante nella cooperazione.

La collaborazione è di fatti possibile in moltissimi campi, e tanta ampiezza lascia l’imbarazzo della scelta a eventuali investitori. Ciò che è auspicabile — ha ribadito Abdul Kalam — è che dalla cooperazione indo-europea possano scaturire due effetti: il primo, immediato, per i partecipanti ai progetti di collaborazione; e il secondo, per l’intero Pianeta, affinché la piattaforma di collaborazione tra le due regioni possa diventare un modello e un punto di riferimento per l’intera comunità mondiale.

Roberto Rais