Unicredit, questa sconosciuta in Cina

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CINA: Crediamo che la scelta del nuovo AD di Unicredit possa essere un elemento positivo. Perlomeno per quanto riguarda il potenziale sviluppo di Unicredit in Asia .Al timone ci sara’ una persona che ha vissuto in prima persona gli approcci ai mercati emergenti, dove e’ piu’ facile perdere soldi che farne, ma che e’ dove si costruisce il futuro. Profumo lascia un Unicredit che ha abbandonato la Cina, Hong Kong e Singapore.

I residui dell’investment banking di HBV (la banca tedesca acquisita da Unicredit a cui di fatto era demandato il controllo dell’area) sono di fatto ridotti a macerie fumanti. Nessuno pretende che in Asia si parli italiano, e quindi poco importa la nazionalita’ dei funzionari di una banca in Asia, a patto che ci sia competenza. Ed oggi serve qualcosa di specifico, della consulenza vera, tecnica, strutturata. Altrimenti, tra l’altro gli italiano cominciano sempre di piu’ a rivolgersi a banche straniere o locali (se HSBC puo’ essere considerata locale…).

Che si parli italiano quindi non ci importa affatto all’interno delle nostre banche. Ma che si parli cinese si. Quindi funzionari formati appositamente per la Cina, e che parlino cinese e che sappiano di banca, ma che soprattutto abbiano lavorato davvero in operazioni di un certo tipo, beh, qualcuno..ma pochini davvero. E quelli buoni si trovano in giro, ci sono, pagando…ovviamente..

Ma il problema, ahinoi, non e’ certo solo di Unicredit. Ma di tutte le nostre – quelle che sono rimaste (vedi assorbimento di BNL da parte di BNP..) banche italiane in Cina, con una presenza non adeguata ai tempi. Intesa probabilmente, e’ l’unica che segue una strada differente – estrememente cauta – ma comunque avanza, e spende anche soldi su team stranieri che sanno la loro.

Nulla rispetto alle potenzialita’ di un gruppo del genere, ma qualcosa e’.

Comunque, provate a proporre un operazione di investimento industriale, un acquisizione ad una delle banche italiane? Investimento, capitale di rischio? Si certo, solo se la casa madre italiana "distacca" una parte della linea di credito che ha gia’ in Europa. E ci piacerebbe ricevere notizie differenti in merito. I prestiti sindacati a cui le nostre banche sono lasciate, come cortesia partecipare con una piccola quota, orchestrati dai very player del mercato, ovviamente non contano.Soldi sicuri, margini risicati. Valutazioni del rischio gia’ pronte e servite (cosi come contratti ed il resto).

In quanto a presenza in Cina, Unicredit si posiziona tra le ultime banche Europee di dimensioni rilevanti.

Ma non sono solo le dimensioni a preoccupare. Sono soprattutto i progetti futuri. Che non esistono e non sono stati presi in considerazione.Certo, la crisi ha avuto il suo peso. Ma la mancanza di strategia – che comunque perlomeno all’inizio e’ gratis – e’ una colpa grave.

Ma i passi di Generali in Cina, possibile che non insegnino nulla a nessuno?

Redazionale

Corriere Asia

Luca Grassi

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