Usa-Cina: Pechino non manipola la valuta, ma Usa chiede maggiore flessibilità

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11 Maggio 2006

PECHINO: L’amministrazione Bush ha annunciato ieri che non accuserà la Cina di essere un Paese che manipola la propria valuta per ottenere dei vantaggi commerciali.

La decisione del dipartimento del Tesoro ha sicuramente irritato quei critici che sostengono che la Cina abbia agito deliberatamente invadendo i mercati americani con beni dai prezzi stracciati. Tuttavia, il dipartimento del Tesoro ha riconosciuto che Pechino si è attivata, anche se troppo lentamente, nella riforma della sua valuta.

"La Cina ha iniziato a lavorare per ridurre il surplus commerciale, ma i progressi non sono ancora sufficienti" ha affermato il segretario del Tesoro John Snow, "tuttavia, non crediamo che la Cina possa essere definita manipolatrice della valuta. Il Paese è ancora in una fase di trasformazione verso una piena economia di mercato."

Il rapporto sulla valuta, che l’amministrazione deve presentare al Congresso ogni 6 mesi, è stato ritardato di poche settimane, in seguito alla discussione tra il presidente cinese Hu Jintao e il presidente americano Bush sulla disputa valutaria, nel corso di una riunione alla Casa Bianca il 20 aprile. L’amministrazione aveva sperato in quell’occasione che Hu facesse dei concreti riferimenti alle intenzioni della Cina di accelerare il processo di rivalutazione dello yuan, ma nessun annuncio è stato fatto nel corso del summit.

Un’accusa di manipolazione potrebbe scatenare una serie di consultazioni tra le due nazioni e potrebbe portare a serie sanzioni commerciali.

L’amministrazione Bush è ancora convinta di poter ottenere maggiori progressi facendo pressione sulla Cina, perché acceleri il processo di cambiamento e renda più flessibile la valuta, piuttosto che portando il caso direttamente al WTO.

Ylenia Rosati

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