Wto: nel mirino di Bruxelles anche componenti auto Cina

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31 Marzo 2006

PECHINO: La Commissione europea ha chiesto all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) di avviare una serie di consultazioni sulle tariffe che la Cina applica all’import delle componenti delle automobili. Anche se la questione è esplosa ieri, dopo la richiesta depositata dalla Commissione a Ginevra, quello delle barriere doganali cinesi all’import delle parti di auto è una questione già posta da Bruxelles nel 2004. Dopo quello del tessile e delle calzature, oltre ad altre questioni ‘calde’ quali i tubi catodici Tv, si è aperto un duro confronto tra Ue e Cina. Il commissario al Commercio, Peter Mandelson, ha infatti chiarito che l’Europa punta ad ”una soluzione amichevole”, mentre Bruxelles precisa che in fondo si tratta di un ”problema di routine", già affrontato con India, Canada e Indonesia. Nel caso delle parti d’auto, anche gli Stati Uniti hanno avanzato al Wto di Ginevra un reclamo identico a quello Ue. Secondo le norme in vigore a Pechino, quando un costruttore di auto utilizza in un 60%, o più, le componenti importate, queste ultime devono pagare le stesse tariffe di un veicolo completo. L’Ue vuole quindi evitare che le industrie presenti in Cina debbano fabbricare almeno un 40% delle componenti nel paese, punto sul quale Bruxelles ricorda l’adesione di Pechino alle norme Wto che vietano l’imposizione di contenuti locali nei prodotti finali. Le tariffe comportano dei seri problemi per i gruppi europei, che posseggono il 20-25% della propria produzione in Cina, e che non possono importare a Pechino le componenti prodotte nelle proprie fabbriche in Europa senza dover pagare delle tariffe che Bruxelles ha definito "inique”. Secondo alcuni, la Cina vuole favorire la produzione in loco delle auto, ovvero una delocalizzazione completa di tutta la linea di produzione, colpendo invece l’import delle singole componenti. Secondo Pechino, invece, le tariffe puntano ad evitare che i costruttori di auto nel paese importino pezzi sciolti di vetture per poter assemblarli nel paese una volta superata le dogane. Dopo la richiesta di ieri da parte dell’Ue e America, Pechino ha 10 giorni di tempo per rispondere ed è obbligata ad aprire consultazioni entro un mese.

Ylenia Rosati

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