Storia della Corea del Nord

La storia della penisola coreana fino al 1953

Prevalentemente montuosa, dominata dalle propaggini delle montagne mancesi sia nel nord che nel sud del paese, la Corea si trova all’estremità della Cina e al confine della Federazione Russa. La catena del Changpai è l’elemento chiave di questa carta orografica della Corea. Verso sud la catena scende sul Mare del Giappone, formando l’altopiano di Keima. Da questa dorsale si staccano molte catene minori che percorrono il paese. Il percorso idrografico vede fiumi brevi che per lo più sfociano tutti nel Mar Giallo. Questa topografia incide sul clima della penisola: inverni freddissimi a nord, con punte che toccano i –40 gradi ed estate secche, e un’alta piovosità nel sud.

Tra Cina e Giappone la penisola coreana ha risentito, di volta in volta, della storia delle vicende di uno o dell’altro paese. Stando ad una leggenda, Kija, un ministro della dinastia cinese Shang, all’avvento della dinastia degli Zhou (11°secolo a.C.), si sarebbe rifugiato in Corea del Nord, e ivi giunto, avrebbe sottomesso le popolazioni presenti, provenienti per lo più dalla Manciuria e dalla Siberia. L’ultimo re di Kija, sempre secondo la leggenda, nel 109 a.C. sarebbe stato detronizzato dalla dinastia cinese degli Han e si sarebbe rifugiato in quella che oggi comunemente è chiamata Corea del Sud e avrebbe imposto il suo potere sulle popolazioni locali. Stando ad altre leggende, mentre in Cina, nel 3°a.C. la dinastia dei Qin stava crollando, alcuni elementi cinesi avrebbero preso riparo nella Corea del Sud e vi avrebbero instaurato la signoria dei capi Chinhan. Nel 52 a.C., si sarebbero riuniti dando origine allo Stato di Silla. Nel frattempo nel nord le popolazioni provenienti dalla valle dell’Amur avrebbero dato vita allo Stato dei Koguryo.

Ecco quindi che sin dagli inizi dell’era volgare, e per sette secoli, la Corea appare divisa in 3 regni: Kogutyo, Silla e Paikche, uno stato sorto nel sud del paese a spese di quello di Kija, in crisi da tempo. Durante questo periodo della storia coreana, che è noto come ‘periodo dei tre regni’, si diffondono nel paese la cultura del riso diffusa grazie ai cinesi, la scrittura, l’artigianato, le tecniche di lavorazione della ceramica e quelle metallurgiche. Contemporaneamente le dottrine del buddismo, del confucianesimo e gli ordinamenti feudali vigenti in Cina, attecchiscono in Corea. Intorno alla metà del 7° secolo il regno di Silla, unifica il paese creando un regime burocratico feudale sul modello di quello cinese.

Nel 935, il generale Wang-gon, depone l’ultimo sovrano di Silla e fonda una nuova dinastia, quella dei Koryo, da cui deriva l’attuale nome Corea. Wang-gon, consolida la burocrazia, sposta la capitale a nord, e organizza una potente armata che, successivamente, riuscirà a sconfiggere il popolo tataro dei khitani che avevano tentato di invadere in più di un’occasione il paese. Ma durante i tre secoli successivi, la corruzione a corte, le lotte interne tra monaci buddisti e funzionari civili e militari, la formazione di un’aristocrazia potente, la divisione del popolo in caste, durante gli anni avevano indebolito la dinastia dei Koryo che crolla nel 1392, per mano dei mongoli che avevano assunto il potere in Cina. Durante questo periodo di storia si sviluppa la scrittura coreana. Dopo due secoli la dinastia dei Koryo è destituita e al suo posto gli succede quella dei Li. La dinastia dei Li governerà il paese fino al 1910.

Il periodo di massimo splendore è raggiunto durante il 15°secolo: con la riduzione del potere dei feudatari, viene concessa terra ai contadini e viene respinta l’invasione giapponese.

Nel 1592, il generale giapponese Hideyoshi, invade la Corea arrivando ad occupare Seul. I coreani grazie anche al sostegno cinese riusciranno a cacciare gli invasori, ma da quel momento la storia della Corea si impronterà ad un volontario isolamento. La politica di auto-isolamento e di ossequio sia verso la Cina che verso il Giappone, garantisce per una fase di tempo un po’ di tranquillità al paese.

Nel 1876, però, i giapponesi violano il blocco dei porti invadendo il paese. Seguiranno americani, inglesi e francesi. I giapponesi impongono alla Corea il suo protettorato, e nel 1910 l’annetteranno come provincia.

Si può fare risalire a questo periodo la prima effettiva divisione del paese, se non geografica, quanto meno economica. Il Giappone sotto l’impulso della rivoluzione dall’alto trovò nella Corea una fonte di materie prime per potenziare la sua veloce crescita. I giapponesi cominciano quindi a sfruttare le risorse minerarie e idroelettriche della penisola, senza mai spingersi a impiantarvi un industria metalmeccanica, gli impianti, i macchinari e i prodotti industriali erano forniti dal Giappone.

Grazie ai capitali giapponesi, la Corea, in particolar modo quella meridionale, riesce a far decollare l’agricoltura. Dal canto loro i giapponesi, con molte iniziative, riducono l’elevato tasso di mortalità del paese, consentendo negli anni successivi la possibilità a molti coreani (circa 2 milioni), di emigrare in Giappone per lavorare come operai nelle fabbriche nipponiche.

La Corea resta sotto occupazione del paese del Sol Levante fino alla fine della seconda guerra mondiale, nel settembre 1945. Da quel momento la storia della penisola sarà segnata: e infatti  questo modo il paese riacquistò l’indipendenza è vero anche che non riacquistò però l’unità. Dopo la guerra la Corea viene occupata a nord dall’Unione Sovietica e a sud dagli Stati Uniti. Tecnicamente l’unità nazionale sarebbe dovuta essere ripristinata dopo un breve periodo di tutela, ma l’inizio della guerra fredda e gli eventi ad essa collegata, portarono alla costituzione di due blocchi nel 1948: la Repubblica Popolare di Corea a nord, e la Repubblica di Corea nel sud.

Al ritiro delle forze di occupazione, le azioni di guerriglia si intensificano, fino a quando nel giugno 1950 i nord coreani decidono di varcare il 38°parallelo, la linea di confine tra i due paesi, e invadere la Corea del Sud. Le Nazioni Unite, con l’esclusione dell’Unione Sovietica, denunciano il governo nord coreano come aggressore e viene deciso di inviare un esercito internazionale a difendere Seul. La guerra si protrae per tre anni, fino al luglio 1953 allorquando viene firmato l’armistizio che sancisce anche l’effettiva divisione del paese al 38°parallelo.

 

Corea del Nord dopo 1953

La storia della Corea del Nord, come quella di tutti i paesi che vivono sotto un regime, è monolitica e statica.

Con la firma dell’armistizio a Pamunjeom, che riconferma la divisione lungo la linea del 38°parallelo, la Corea del Nord si chiude su se stessa. Dopo la lunga dittatura di Kim Il Sung, al potere dal 1948 al 1994, la presidenza della Repubblica nord coreana è rimasta vacante per alcuni anni, fino a quando l’8 ottobre 1997 è stato nominato come nuovo segretario del Partito Comunista dei Lavoratori, il figlio, Kim Jong Il. Si è venuto a creare quindi un regime comunista dinastico. In base alla Costituzione del dicembre 1972, più volte emendata, il potere legislativo è esercitato dall’Assemblea suprema del popolo, i cui membri provengono dalle liste uniche del partito. La medesima Assemblea nomina e revoca il Governo. Nel 1998 la carica del Presidente della Repubblica è stata abolita e il defunto Kim Il Sung è stato proclamato ‘Presidente Eterno’.

Cultura Corea

La Corea del Sud come la Corea del Nord, hanno una cultura comune. Gran parte della storia della penisola coreana e quindi della cultura del paese ha subito l’influenza cinese e giapponese. Buddismo, taoismo e confucianesimo, sono alla base della cultura del paese. E molti coreani che vivono nella Corea del Sud, ritengono che sia stato soprattutto il confucianesimo, con il suo sistema delle ‘cinque relazioni’, ad aver largamente contribuito al successo del loro paese. Il rispetto del sistema delle ‘cinque relazioni’ elaborato da Confucio, durante il periodo noto come ‘le cento scuole’, descrive il comportamento consono tra governante e governato, padre e figlio, marito e moglie, anziano e giovane e tra amici.

Arte

La musica tradizionale coreana ha subito l’influenza giapponese e cinese. Il chongak e il minsogak, sono le due tradizionali forme musicali.

Molto usati gli archi e i tamburi, che spesso vengono utilizzati per accompagnare le danze.

Sungmu, è una danza molto conosciuta, durante la quale i ballerini ballano indossando addirittura dei piccoli tamburi al collo. Il talchum, è una danza in maschera, mentre i salpuri, sono danze improvvisate.

Persino la scrittura, l’hangul, è considerata un forma d’arte, così come lo è in Cina e in Giappone.

Anche la pittura presenta forti richiami cinesi, così come la scultura. I soggetti maggiormente rappresentati sono i budda. Il più famoso è quello di Sokkuram.

Molto famosi sono gli intagliatori di legno. Seul vanta diversi parchi di sculture artistiche, dove sono in mostra le opere degli scultori contemporanei. Le porte d’ingresso alla città di Seul, e il Palazzo Kyongbokkung dell’era chosun, sono alcuni esempi dell’architettura coreana.

Per quanto riguarda la Corea del nord, lo stile architettonico è quello tipico dei paesi socialisti: grandi viali e palazzoni che richiamano lo stile sovietico.

Cucina

La cucina coreana ha subito particolarmente l’influenza della cultura culinaria cinese e giapponese. La penisola vanta un gran consumo di pesce, ma anche di carne in particolare bovina. Il riso è l’alimento base come per tutti i paesi di questa parte dell’emisfero.

Il piatto di carne più conosciuto è il bulgogi, fette di manzo cucinate direttamente su una piastra posta al centro della tavola. È di origine mongola. Il sinsollo, è un piatto oltremodo simile. Anch’esso di origine mongola, richiama un piatto noto come pentola mongola. Al centro della tavola viene messa una pentola con del brodo. Intorno alla pentola i piatti con vari cibi, dalla verdura alla carne. Con le bacchette si prende la carne o la verdura e li si immerge in questo brodo per pochi minuti.

Ma nella cucina coreana sono le verdure ad essere l’alimento più usato. Il piatto nazionale è il kimchi, a base di cavolo, cipolle, rape e altre verdure di stagione. Tutto insaporito con aglio, pepe e sale. Viene fatto fermentare una settimana prima di essere mangiato. Il kimchi si consuma soprattutto in estate, mentre in inverno si mangia un piatto simile, il kimjiang, che vede come alimento base il cavolo.

Nei ristoranti coreani, così come in quelli cinesi, le portate sono servite tutte contemporaneamente, usualmente accompagnate dal te, o dalla birra locale.

Il takju e lo yakju sono i vini locali e sono estratti da cereali. Il soju è invece una grappa molto forte, simile al sorgo cinese.

Se si è invitati a mangiare in una famiglia coreana è bene osservare alcune regole di buona educazione. Non è educato cominciare o finire di mangiare prima dell’ospite più anziano. Le bevande si servono tenendo le bottiglie con entrambe le mani, mentre se si è serviti il bicchiere anche va tenuto con entrambe le mani. La ciotola del riso non viene mai avvicinata alla bocca al contrario di come si usa in Giappone o Cina, e il riso si mangia o con un cucchiaio o con le bacchette. Come per i giapponesi è considerata cattiva educazione infilare verticalmente le bacchette nella ciotola del riso. Nelle famiglie tradizionali può capitare che si mangi seduti per terra, seduti su dei cuscini.

Prima di iniziare il pasto si usa dire ‘Jal Muk Get Sup Ni Da’, che letteralmente significa ‘avrò un ottimo pasto’, mentre alla fine si dice ‘Jal Muk Ut Sup Ni Da’, ‘ho avuto un ottimo pasto’.

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