Cina

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Cina: spopola la pop culture made in Japan. Armani online in cinese ma con testimonial giapponesi

SHANGHAI: Basta un giro in qualsiasi centro commerciale del centro di Shanghai per accorgersi di qualche cambiamento in termini di trend e pubblicità. Harajuku Street, Amazing Tokyo, Oishii Japan sono solo alcuni dei nomi assegnati a catalogare aree multibrand della moda giovane nei grandi shopping mall a ridosso fra Huahai road e Nanjing Road. Al di là delle problematiche storico politiche che ancora oggi raffreddano le relazioni fra Cina – Giappone, la televisione, la musica, il cinema nonché il rimbalzo coreano per la moda e i trend made in Japan si fanno sentire e influenzano la strategy di brand storici della moda europea. Un esempio? Pochi giorni fa Armani annuncia la creazione di emporioarmani.cn il portale di vendita online specificatamente per users cinesi: prezzi in yuan e descrizioni in lingua cinese. I modelli e testimonial? rigorosamente personaggi conosciutissimi in Cina dal jet set giapponese o taiwanese: Takeshi Kaneshiro per esempio o l’attrice nippo taiwanese Fanny Shu.

Firmata la dichiarazione dei 10 a Qingdao. Cina, Giappone e Corea: via agli investimenti su energia e turismo

SHANGHAI: Proprio in giorni dove la situazione geopolitica in Asia orientale è destabilizzata dalle dinamiche relazionali fra le due Coree e il ruolo di Cina e Giappone rappresenta un coinvolgimento delicato nella situazione contingente, la necessità di salvaguardare il profilo delle intese commerciali su un’area che sempre di più sta sviluppando un microcosmo di relazioni autonomo e fiorente è rilanciata proprio questa settimana da un importante summit tenutosi a Qingdao e coordinato dalla OEAED, l’organizzazione per lo sviluppo dell’economia nell’Asia orientale. Il convegno ha portato ieri alla stipula di un Trattato di Cooperazione fra la tre potenze asiatiche di Cina, Giappone e Corea e allo stanziamento di un fondo di investimento.

Oltre mille appalti l’anno per le imprese straniere: la Cina investe sulla green economy

SHANGHAI: Con la chiusura dell’undicesimo piano quinquennale di investimento attuato dal Governo di Pechino è opportuno considerare quanto messo in atto sul settore della green economy in Cina: oltre 300 miliardi di dollari investiti dal 2005 al 2010, di cui ben 200 specificatamente impiegati per attrarre e promuovere lo sviluppo di tecnologie inerenti alla conservazione energetica, riduzione delle emissioni inquinanti, tutela dell’ambiente. Una mossa strategica che ha permesso alla Cina di allocare all’interno dei proprio confini la spinta commerciale e di ricerca dall’estero quasi dieci volte superiore alla cifra allocata dal Governo. Inutile dire che le aspettative per il prossimo piano regolatore sono più che confermate per un sostegno forte da parte dell’amministrazione cinese per il settore della green economy con una particolare attenzione all’ecological building.

Alla Cina piace investire sul lusso italiano: workshop sull’acquisizione di brand made in Italy

SHANGHAI: Si è da poche ore concluso a Shanghai un importante convegno dal titolo "Acquisizione di brand del lusso italiani da parte di investitori cinesi", tenutosi all’interno del Shanghai Pine City Hotel.  Il focus odierno riporta alla luce il tema degli IDE cinesi su settori chiave dell’economia italiana già presentato da Corriere Asia in anteprima nello special d’introduzione del progetto China Milan Equity Exchange, tenutosi a Milano alla presenza di autorità cinesi e personalità di spicco dell’imprenditoria italo – cinese.

EXPO 2010. Riflessione aperta sugli strascichi italiani. Occasione mancata?

SHANGHAI: L’Expo 2010 si è chiusa con il passaggio di consegna ufficiale dalla Cina con furore nelle mani di Letizia Moratti, commissario speciale per la prossima edizione dell’esposizione internazionale,  sullo sfondo di un cantiere targato Milano Expo 2015 che lascia ancora discutere o perlomeno risulta ai molti ancora impercettibile. L’entusiasmo che ha animato ed elettrizzato milioni di cinesi nella sola Shanghai già 5 anni prima dell’apertura dei padiglioni è quasi totalmente assente in una Italia che logorata da rallentamenti politici, produttivi, coordinativi e comunicativi non smette di lasciare perplessi quanti sul piano internazionale si confrontano quotidianamente con altre realtà e perché no con alterità che si vantano percettibilmente nel fare del proprio Paese elemento di prestigio.

Piazza Italia, quando l’eccellenza italiana fallisce in Cina.

PECHINO: Ne avevamo parlato anche noi di Corriere Asia oltre un anno fa in seguito all’inaugurazione di Piazza Italia, uno dei progetti più ambiziosi per la promozione del food made in Italy in Cina, assunto a simbolo di un programma di rilocalizzazione delle nostre eccellenze alimentari  ad un livello tale da essere presentato e referenziato dalla partecipazione nel capitale sociale da parte dello stesso Governo Italiano attraverso Simest.

Unknown ObjectUn’avventura che a seguito di evidenti tentativi di referenza mosse dalle alte cariche italiane, a partire dal Viceministro Urso fino al premier Berlusconi sembra aver raggiunto un punto di stallo negativo fino alla chiusura per debiti insoluti. 

Ufficio di rappresentanza in Cina. Conviene ancora?

CINA: L’ufficio di rappresentanza? La soluzione migliore per iniziare a consolidare la propria presenza sul mercato cinese: lo strumento di esplorazione prediletto e funzionale. Ecco il contenuto della consulenza offerta a quanti chiedevano in che modo approdare sul territorio cinese. Pochi costi, nessun capitale minimo per operare e la possibilità di assumere comunque staff cinese. Di facciata una vera e propria società ma senza fatture (solitamente emesse in Hong Kong laddove spesso la società può ottenere anche lo status di offshore, godendo della non tassazione di profitti, pratica illegale ma ampiamente diffusa), un regime paradisiaco e con tasse limitate ai consumi. La situazione appare cambiata da quest’anno, con l’applicazione a gennaio della nuova riforma sulla tassazione per i representative office sul territorio cinese; una manovra che in periodo Expo ha spinto le società straniere e tanti nuovi pionieri a considerare seriamente l’alternativa della costituzione societaria a capitale straniero.

Decalogo per gli investimenti in Cina

L’Expo di Shanghai rappresenta per molti imprenditori stranieri un’occasione di viaggio tra affari e turismo, ma investire in Cina non è semplice. Bisogna conoscere il mercato cinese, studiare le normative locali e avere strategie vincenti. Ecco alcuni spunti per chi voglia investire nel paese.

Expo e crescita costante per la Cina del 2010

Il 1 maggio 2010 e’ stata inaugurata a Shanghai l’edizione numero 73 dell’Esposizione universale che durera’ fino al 31 ottobre. L’evento accogliera’ un centinaio di nazioni e oltre 70 milioni di visitatori. Ancora una volta tutto e’ stato organizzato in modo perfetto. Dopo i fasti dei giochi olimpici e l’anniversario dei 60 anni di Repubblica popolare, il paese attendeva la propria consacrazione con l’Expo. Un’altra occasione per il Paese per mostrare i muscoli al resto del mondo e caricare di orgoglio i propri cittadini.

Cina, con i nuovi milionari sara’ il primo mercato del lusso

Shanghai – Con l’avvento della nuova classe milionaria cinese, secondo gli esperti del settore, entro i prossimi cinque anni la Cina è destinata a diventare il primo mercato mondiale per i beni di lusso. Lo sviluppo dell’ultimo decennio ha infatti creato una nuova classe di milionari che ha accumulato capitali a fronte degli squilibri tra le aree urbane e rurali, con un divario enorme nella distribuzione del reddito.

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